Etichette: il ‘finto Made in Italy perfettamente legale’

Lafucina

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La Fucina è sempre aperta. E’ un punto di aggregazione di notizie e di esperti per proteggere la salute dell’individuo. Un compito complicatissimo in questo momento storico, perché in gioco c’è un nuovo modo di rapportarsi al cibo, alla medicina, allo stile di vita e all’ambiente che ci circonda. Un approccio consapevole e sostenibile, un ritorno alla cura del proprio benessere fisico e mentale che passa attraverso la prevenzione, la scelta degli alimenti, il rispetto dell’ambiente intorno a noi, in modo da preservarlo di generazione in generazione. “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità”. – Organizzazione Mondiale della Sanità, 1948

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Etichette: il 'finto Made in Italy perfettamente legale' Se da una parte le nuove norme europee sulle etichette hanno portato benefici ai consumatori quali l'obbligo di indicare la provenienza in frutta e verdura fresche, dall'altra danneggiano il Made in Italy, come spiegato dal giornalista di Libero Attilio Barbieri in un'intervista rilasciata a Di Martedì: "L'Europa ci ha messo del suo e di fatto ha abolito l'obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento dove è avvenuta l'ultima trasformazione o la trasformazione sostanziale. A questo punto è possibile fare pasta a marchio italiano in qualunque parte del mondo anche senza nulla di italiano". Per realizzare prodotti Made in Italy che del nostro Paese non hanno assolutamente niente basta avere, continua Barbieri, una sede legale in Italia. Si tratta di "un finto Made in Italy perfettamente legale". Leggiamo su Italianinprimapagina.it: "Fatto in Italia, prodotto italiano, made in Italy: purtroppo queste diciture non garantiscono in alcun modo che il prodotto sia davvero dello Stivale. Men che meno che lo sia al 100%. In assenza di norme aventi valore di legge capaci di regolarne l’utilizzo, il «made in…» viene indicato su base volontaria e non è vincolante sulla reale origine delle merci né delle materie prime utilizzate. L’ultimo tentativo per introdurre una norma in merito risale al decennio scorso: la legge non entrò mai in vigore perché la Commissione europea l’ha bocciata con un parere circostanziato sostenendo che rappresentava «un ostacolo alla libera circolazione nel mercato unico»." E marchio italiano non significa necessariamente Made in Italy: "Una marca italiana non garantisce che il prodotto sia made in Italy al 100 per cento. Anche brand storici impiegano regolarmente materie prime d’importazione. Esemplare il caso dell’olio extravergine: 9 referenze su 10 fra quelle che si trovano abitualmente in vendita impiegano oli extravergini «comunitari». Eppure meno di un consumatore su 4 è cosciente di acquistare un prodotto non italiano. Potenza del brand. Un andazzo che premia la politica dell’industria alimentare: non importa da dove arrivino gli ingredienti, la garanzia sta dalla marca. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio." Sei su Facebook? Aiutaci a diffondere questo video, è importante! Pubblicazione di lafucina.it.
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