Pasqualino Marajà - Cetraro

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Francesco Occhiuzzi oggi resta in casa per parlare di Cetraro, di origini antichissime, Cetraro probabilmente la prima città marittima bruzia. In molti hanno ipotizzato «rapporti di parentela» con l’antica Temesa; altri l’hanno messa in relazione con la famosissima Lampezia. La città fu donata dalla duchessa Sichelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo, all’abate Desiderio IV Epifanio di Montecassino per ingraziarlo dei buoni uffici prestati da quest’ultimo a Melfi, allorché i Normanni si riconciliarono con il papa Leone IX. Dal 1086 al 1810, cioè per 726 anni, Cetraro è stata retta in priora dai Benedettini di Montecassino. Quasi certamente il nome Cetraro è dovuto all’abbondante produzione di cedro che c’era nelle campagne circostanti ma non manca chi ha voluto ricollegare il nome al fiume Aron che attraversa il suo territorio (Citra-Aron o Ci-tra Rivum). Il Comune è oggi diviso in Cetraro Superiore e il moderno centro di Borgo S. Marco, fondato da un comitato veneto dopo il terremoto del 1905. Il borgo S. Marco è lungo la costa. Per arrivare al centro storico ci sono due chilometri dalla superstrada.
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